OTTOBRE2026 |
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Pulizia delle terminazioni in fibra ottica: l’intruso su nove micron |
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La posa è finita, le giunzioni sono state eseguite a regola d’arte, ma al collaudo due porte del pannello restituiscono un’attenuazione fuori dai limiti di progetto. Comincia la caccia al colpevole: si sospetta della giunzione, si rifà la misura in direzione opposta, si mette in dubbio il cavo. Nella maggior parte dei casi il problema sta su una superficie di pochi decimi di millimetro quadrato che nessuno ha guardato.
Il nucleo di una fibra monomodale misura circa nove micrometri, e una particella di polvere invisibile a occhio nudo può avere dimensioni paragonabili. Oltre ad attenuare e riflettere il segnale, al momento dell’innesto la molla dell’adattatore la schiaccia contro la ceramica e il vetro: un problema di pulizia diventa così un’incisione permanente, e il connettore va rifatto. C’è poi un equivoco molto diffuso. Il cappuccio antipolvere serve a proteggere la ghiera dagli urti durante il trasporto e la posa, e in qualche caso porta con sé residui dello stampaggio. Un connettore appena tolto dalla confezione va quindi trattato come un connettore da pulire. Nella guida sul sito descriviamo il ciclo di ispezione, pulizia e nuovo controllo secondo i criteri della norma IEC 61300-3-35, la procedura umido/asciutto definita dalla specifica Telcordia GR-2923-CORE e gli errori più comuni, dal bastoncino di cotone all’aria compressa. Raccontiamo anche tre situazioni che chi lavora sulla fibra incontra spesso. In chiusura, la scheda del detergente a base acquosa AquaKleen AQ-2LP di American Polywater, proposto da Micro Tek. Leggi la guida completa sul nostro sito |
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Quando lo switch va nel quadro elettrico: Wi-Tek WI-PCMS312GF-BT-I(V3) |
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D’estate un quadro a bordo macchina supera senza fatica i 50 °C, d’inverno una cabina lungo una strada di montagna scende sotto zero, e in mezzo ci sono polvere, umidità e transitori sulle linee elettriche. Uno switch da ufficio in questi posti ha vita breve, e se salta l’alimentazione si ferma tutta la rete.
Il nuovo WI-PCMS312GF-BT-I(V3) di Wi-Tek, distribuito in Italia da Micro Tek, è uno switch industriale gestito L2+ per guida DIN, senza ventole, con intervallo di esercizio da -40 °C a +75 °C. Mette a disposizione otto porte Gigabit PoE++ in standard 802.3bt fino a 90 W, quattro slot SFP per la dorsale in fibra e due ingressi DC ridondanti a 48-57 V con uscita a relè di allarme. Se una delle due linee di alimentazione cade, lo switch continua a lavorare sull’altra e il relè lo segnala subito, quando c’è ancora tutto il tempo per intervenire. Un dato da tenere presente in fase di progetto: il budget PoE complessivo è di 460 W, mentre otto porte al massimo ne chiederebbero 720. Va quindi ripartito sui carichi reali, e basta per esempio ad alimentare tutte e otto le telecamere se l’assorbimento medio resta attorno ai 55-60 W. Nell’articolo sul sito trovate la gestione da Wi-Tek Cloud con il riconoscimento automatico delle telecamere ONVIF, la configurazione ad anello Fast Ring con i limiti dichiarati dal produttore, le funzioni L2+ e i contesti in cui questo switch dà il meglio, dalla fabbrica alle gallerie stradali. Una precisazione che conviene fare già qui: non dichiara un grado di protezione IP, quindi va installato all’interno di un quadro o di un armadio. Leggi la presentazione completa sul nostro sito |
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Questo messaggio è stato mandato da microteksrl.it